Duecentocinquanta milioni<br>di anni fa, qui c'era il mare.
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Patrimonio dell'Umanità UNESCO

Duecentocinquanta milioni
di anni fa, qui c'era il mare.

Le guglie che vedete dalla finestra sono barriere coralline fossili sollevate di tremila metri. Il magnesio della dolomia è la ragione per cui al tramonto tutto diventa rosa.

Duecentocinquanta milioni di anni fa qui non c'era una montagna, ma un mare caldo e poco profondo, punteggiato di atolli e di scogliere costruite da alghe calcaree, spugne e coralli. Nel corso del Triassico quelle barriere continuarono a crescere verso l'alto, inglobando i propri detriti, finché la lenta collisione fra la placca africana e quella europea non le sollevò di migliaia di metri e le spezzò. La roccia che ne è nata, la dolomia, prende il nome dal naturalista francese Déodat de Dolomieu, che nel 1791 ne descrisse per primo la composizione anomala: non semplice calcare, ma carbonato doppio di calcio e magnesio. È una pietra chiara, compatta, che l'erosione non arrotonda ma taglia, e per questo le Dolomiti hanno pareti verticali dove le altre montagne hanno pendii.

La stessa chimica spiega il fenomeno che ha reso celebri queste cime: l'enrosadira, parola ladina che significa "diventare rosa". Nei minuti che precedono l'alba e in quelli che seguono il tramonto, quando la luce attraversa uno spessore maggiore di atmosfera e arriva alla roccia già filtrata verso il rosso, il magnesio e le tracce di ferro contenute nella dolomia restituiscono una fluorescenza che passa dal giallo all'arancio, dal rosa acceso al violetto, per poi spegnersi in un grigio azzurro nel giro di dieci minuti. Non è un effetto atmosferico: è la montagna stessa che cambia colore, ed è la ragione per cui in queste valli il tramonto si guarda in silenzio.

Il 26 giugno 2009, riunito a Siviglia, il Comitato del Patrimonio Mondiale ha iscritto le Dolomiti nella Lista UNESCO come bene naturale, riconoscendone insieme la bellezza e il valore scientifico. Avere tutto questo davanti alla finestra significa qualcosa di preciso: significa che la prima cosa che si vede aprendo le imposte a millequattrocentottanta metri è una parete di duecentocinquanta milioni di anni che alle sei e quaranta del mattino è ancora blu, alle sette è rosa e alle sette e venti è bianca. Significa che il paesaggio non è uno sfondo, ma il motivo per cui si è venuti.

2009anno del riconoscimento
9 sistemi montuosisistemi montuosi
141.903 ettaridi superficie tutelata
3.343 mla cima più alta — Marmolada
Il riconoscimento del 2009

Perché sono patrimonio
dell'umanità

L'iscrizione delle Dolomiti nella Lista del Patrimonio Mondiale è arrivata il 26 giugno 2009, al termine di una candidatura lunga e complessa presentata congiuntamente dalle Province di Belluno, Bolzano, Pordenone, Trento e Udine. Il bene non è un blocco unico ma un sistema seriale: nove gruppi montuosi separati fra loro, scelti perché insieme raccontano l'intera storia geologica di questo settore delle Alpi. Il nucleo protetto misura 141.903 ettari, circondati da ulteriori 89.267 ettari di area cuscinetto; oltre l'ottanta per cento della superficie ricadeva già in parchi naturali, riserve e siti della rete Natura 2000, il che ha permesso di costruire il riconoscimento su una tutela esistente anziché improvvisarla.

Il riconoscimento è stato concesso sulla base di due criteri naturali, il (vii) e l'(viii): un caso relativamente raro, perché premia contemporaneamente la qualità estetica del paesaggio e il suo valore come archivio scientifico. La gestione è affidata alla Fondazione Dolomiti UNESCO, costituita nel 2010, che coordina le cinque amministrazioni provinciali attraverso reti tematiche dedicate al paesaggio, al turismo sostenibile, alla geologia e alla formazione. Per chi vive e lavora qui il titolo non è un'insegna, ma un vincolo quotidiano: sui vincoli edilizi, sulla gestione dei pascoli, sul traffico ai passi, sulla scelta di dire di no a un impianto in più.

Criterio (vii)

Le Dolomiti sono riconosciute fra i paesaggi montani più belli del mondo per la verticalità e la varietà delle loro pareti, per il contrasto fra la roccia chiara e i prati che la circondano e per il fenomeno luminoso dell'enrosadira. La commissione ha parlato esplicitamente di un valore estetico eccezionale, capace di aver ispirato per due secoli pittori, alpinisti e scrittori.

Criterio (viii)

Il massiccio conserva una documentazione geologica di importanza mondiale sulle piattaforme carbonatiche del Triassico e sull'estinzione di massa del limite Permiano-Triassico, leggibile a occhio nudo nelle successioni stratigrafiche. Le Dolomiti sono inoltre un laboratorio a cielo aperto di morfologia dolomitica, con guglie, torri, ghiaioni e altopiani in continua evoluzione.

I nove sistemi del bene

  • 01Pelmo e Croda da Lago — Il "Caregón del Padreterno" e la sua conca di laghi, dove nel 1857 John Ball aprì l'alpinismo dolomitico.
  • 02Marmolada — La Regina delle Dolomiti, con l'unico ghiacciaio rilevante del massiccio e la parete sud alta ottocento metri.
  • 03Pale di San Martino, San Lucano, Dolomiti Bellunesi e Vette Feltrine — Il sistema più esteso del bene: un altopiano lunare a duemilaseicento metri e le valli selvagge del versante bellunese.
  • 04Dolomiti Friulane e d'Oltre Piave — Il settore più solitario e meno frequentato, dove la wilderness è ancora una condizione reale e non una parola pubblicitaria.
  • 05Dolomiti Settentrionali — Il sistema più ampio per numero di gruppi: Tre Cime di Lavaredo, Cristallo, Sorapis, Fanes, Sennes e Braies.
  • 06Puez-Odle — Considerato il libro di testo della geologia dolomitica: qui affiorano quasi tutte le formazioni rocciose del massiccio.
  • 07Sciliar-Catinaccio e Latemar — L'altopiano dell'Alpe di Siusi, il profilo dello Sciliar e le torri del Catinaccio, patria della leggenda di Re Laurino.
  • 08Bletterbach — Una gola profonda quattrocento metri incisa nel Permiano: la sezione stratigrafica più leggibile di tutte le Alpi meridionali.
  • 09Dolomiti di Brenta — L'unico sistema a ovest della Val d'Adige, isolato dal resto del massiccio e ultimo rifugio storico dell'orso bruno alpino.
Domande frequenti

Prima di partire

Dipende da cosa si cerca. Per camminare con tutti i sentieri e i rifugi aperti, da metà giugno a metà settembre; per la luce migliore e la quiete, fine settembre e ottobre; per la neve, da dicembre ad aprile. Giugno e ottobre offrono il miglior compromesso fra condizioni e affollamento.

L'auto rende tutto più semplice, ma non è indispensabile. Le valli sono servite da una rete di autobus efficiente e le carte turistiche provinciali, come la Trentino Guest Card e la Mobilcard, includono spesso il trasporto gratuito. Il nostro servizio navetta raggiunge i principali punti di partenza delle escursioni su prenotazione la sera prima.

Vestizione a strati: maglia tecnica, pile o piumino leggero, guscio antivento e antipioggia. Scarponi con suola scolpita e caviglia sostenuta, mai scarpe da città. Poi acqua, occhiali da sole categoria tre, crema solare, berretto e una frontale. Anche a luglio, a duemilacinquecento metri la temperatura può scendere sotto i cinque gradi.

A millequattrocentottanta metri no: l'organismo si adatta senza difficoltà. Sopra i duemilacinquecento alcuni ospiti avvertono nei primi giorni un lieve mal di testa o fiato corto, che passano bevendo molto e riducendo il ritmo. Chi soffre di patologie cardiache o respiratorie faccia una passeggiata di prova nei primi due giorni prima di programmare salite in funivia oltre i tremila metri.

È il fenomeno per cui la dolomia, colpita dalla luce radente dell'alba o del tramonto, si accende di rosa, arancio e viola. Dura fra i dieci e i venti minuti e richiede cielo sereno o poche nuvole alte. In estate la si osserva verso le cinque e mezza del mattino e intorno alle venti e trenta; in inverno rispettivamente verso le sette e mezza e le sedici e trenta.

Le carte Tabacco in scala 1:25.000 restano lo standard di riferimento e coprono tutto il massiccio: la reception le tiene in prestito. Come applicazioni consigliamo quelle che permettono di scaricare le mappe offline, perché in molte valli laterali il segnale telefonico è assente. La carta di carta, però, non ha bisogno di batteria.

Molto. Le funivie riducono il dislivello, le malghe offrono soste con animali e cibo, e decine di itinerari sono percorribili anche con passeggino da trekking, dall'Alpe di Siusi alla Vallunga. Consigliamo di scegliere percorsi ad anello brevi, con un obiettivo concreto: un lago, una malga, un rifugio con altalena. La reception prepara volentieri un elenco su misura per l'età.

Il tempo qui cambia in fretta, soprattutto d'estate, quando i temporali si formano nel pomeriggio anche dopo mattinate serene. Consultiamo ogni sera i bollettini di Meteotrentino e di Meteo Alto Adige e li esponiamo alla lavagna della reception insieme alle previsioni per il giorno seguente. In caso di allerta, il Mountain Desk propone alternative a quota più bassa.

Il tuo soggiorno

Venite a vedere l'enrosadira.

Dura una ventina di minuti, comincia poco prima del tramonto e non è mai due volte uguale. Dalle camere esposte a ovest si guarda dal letto.

Le camere Panorama