La cultura ladina.
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La cultura ladina.

Una lingua di origine retoromanza parlata da circa trentamila persone in cinque valli, e un modo di stare in montagna che ha quattromila anni.

Prima che queste valli fossero italiane, austriache o tirolesi, erano ladine. Il ladino dolomitico è una lingua romanza autonoma, discendente diretta del latino volgare parlato dalle popolazioni retiche romanizzate dopo la conquista augustea del 15 avanti Cristo, e appartiene al gruppo retoromanzo insieme al romancio dei Grigioni e al friulano. Non è un dialetto dell'italiano né una variante del tedesco: ha una grammatica propria, una letteratura scritta e, dal 1988, una grafia standard. Oggi lo parlano circa trentamila persone, ed è protetto da leggi provinciali e statali che ne garantiscono l'insegnamento scolastico e l'uso negli atti pubblici.

Le valli ladine dolomitiche sono cinque, tutte disposte a raggiera attorno al Gruppo del Sella: la Val Badia e la Val Gardena in provincia di Bolzano, la Val di Fassa in provincia di Trento, Livinallongo del Col di Lana con Colle Santa Lucia e Cortina d'Ampezzo in provincia di Belluno. La divisione amministrativa, imposta nel 1923 dopo l'annessione all'Italia, ha spezzato una comunità che era unita da secoli, e ancora oggi le tre province garantiscono tutele di livello molto diverso. Il primo lunedì di ogni estate, il Sellaronda ladino ricorda simbolicamente quell'unità.

Ciò che colpisce chi arriva è che questa cultura non è conservata in un museo: si parla ladino al bar, in cantiere, dal medico. La toponomastica lo registra ovunque, nelle insegne trilingui e nei nomi delle cime. E con la lingua sopravvive un modo di abitare la montagna fatto di masi tramandati per generazioni, di lavoro artigiano del legno, di leggende raccolte a fine Ottocento prima che si perdessero, e di una cucina che ha imparato a fare molto con pochissimo. È un patrimonio immateriale che accompagna quello naturale riconosciuto dall'UNESCO, e che si incontra a pochi chilometri dall'hotel.

La lingua

Il ladino dolomitico conta cinque varianti principali, una per valle, abbastanza vicine da consentire la comprensione reciproca e abbastanza diverse da riconoscersi all'istante. Dal 1988 esiste il Ladin Dolomitan, una lingua standard di compromesso elaborata dal linguista Heinrich Schmid, usata soprattutto negli atti ufficiali. Nelle scuole di Val Badia e Val Gardena vige il modello paritetico: le materie sono divise fra italiano e tedesco, e il ladino è insegnato come lingua veicolare e materia a sé.

I masi e l'architettura

Il maso ladino è un organismo autosufficiente: basamento in muratura di pietra per la stalla e la cucina, piani superiori in legno di larice a incastro per le camere e il fienile, tetto a due falde con scandole. La regola del maso chiuso, codificata nel Medioevo e ancora in vigore in Alto Adige, impedisce di frazionare l'azienda agricola fra gli eredi: passa intera a un solo figlio. È il motivo per cui i fondovalle di queste valli non si sono frammentati in lottizzazioni.

La stube e il fornello in maiolica

La stube è la stanza calda della casa, rivestita interamente in legno di cirmolo e priva di camino aperto: il calore arriva dal fornello in maiolica, alimentato da un'apertura che dà sul corridoio o sulla cucina, così che nella stanza non entrino né fumo né cenere. Attorno al fornello corre una panca su cui si dormiva d'inverno. Le maioliche verdi o bianche erano prodotte da botteghe specializzate e riportavano date, iniziali e motti familiari. È ancora oggi il cuore sociale della casa ladina.

Le leggende

Il ciclo mitologico ladino fu raccolto fra il 1900 e il 1930 da Karl Felix Wolff, che intervistò gli ultimi narratori orali. Vi si trovano il Regno dei Fanes, epopea di un popolo alleato delle marmotte e tradito dal proprio re per sete d'oro, e la storia di Re Laurino, sovrano dei nani, il cui roseto maledetto riappare sulle pareti del Catinaccio solo all'alba e al tramonto. Non sono favole per bambini: raccontano invasioni, alleanze perdute e la fine di un mondo.

Il legno, le maschere e il carnevale

L'intaglio del legno nasce in Val Gardena nel Seicento come attività invernale dei contadini e diventa in due secoli un'industria che esporta statue e giocattoli in tutta Europa; la scuola d'arte di Ortisei ne è l'erede. Dallo stesso ceppo artigiano vengono le maschere del carnevale ladino: i Krampus di dicembre, figure cornute che accompagnano San Nicolò, e i personaggi del Carnascer di Fassa e della Mescres di Badia, scolpiti in cirmolo e tramandati di famiglia in famiglia.

La cucina ladina

È una cucina di scarsità trasformata in tecnica: farina di segale, orzo, latte, burro d'alpeggio, maiale affumicato, poco altro. I turtres o crafuncins sono ravioli fritti ripieni di spinaci e ricotta o di crauti; i bales sono canederli di pane raffermo; la jufa è una polenta lattea di panna e farina; il puz de saraci una zuppa d'orzo. Il dolce è la furtaia, una frittella di farina versata a spirale nell'olio bollente e servita con marmellata di mirtilli rossi.

Piccolo vocabolario

Quattordici parole
da portare a casa

Il ladino non è un dialetto dell'italiano: è una lingua a sé, riconosciuta e insegnata a scuola. Provare a usarla fa piacere a chi la parla.

Bun dé

Buongiorno

Bona sëra

Buonasera

Bona nuet

Buonanotte

Co vàla?

Come va?

Giulan

Grazie

Per plajëi

Per favore

A se udëi

Arrivederci

Crëp

Roccia, parete di montagna

Sas

Sasso, monte

Munt

Alpeggio d'alta quota

Ciasa

Casa

Ega

Acqua

Nëif

Neve

Surëdl

Sole
Il tuo soggiorno

Ascoltatela dal vivo.

Il gruppo folk della valle suona in Salone Larice due giovedì al mese, e canta in ladino. Non è un intrattenimento per turisti: viene mezzo paese.

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