
Le quattro stagioni.
Quando venire, cosa aspettarsi e come vestirsi. Con il clima reale e non quello delle brochure.
La stagione in cui la neve e i fiori convivono per qualche settimana.
La primavera dolomitica non è una stagione sola ma due sovrapposte. In marzo e ai primi di aprile la quota alta è ancora pieno inverno, con neve trasformata e giornate lunghe: è il periodo migliore dell'anno per lo scialpinismo, quando la crosta notturna regge il passo all'alba e il sole di mezzogiorno ammorbidisce i pendii per la discesa. Nel frattempo, mille metri più in basso, i prati si liberano e i primi crochi bucano la neve residua.
Da metà maggio il paesaggio cambia in fretta. I pascoli si accendono di tarassaco e di genziane, i torrenti gonfiano per la fusione, il bosco si riempie di canto. È il momento in cui la valle è più silenziosa: gli impianti sono fermi, molti rifugi d'alta quota devono ancora aprire, e chi cammina lo fa quasi sempre da solo. In compenso i sentieri sopra i duemila metri possono conservare nevai insidiosi fino a giugno, e conviene informarsi prima di partire.
Cosa si fa
- 01Scialpinismo e ciaspole in quota nelle prime settimane, con neve primaverile compatta all'alba
- 02Osservazione della fioritura di crochi, soldanelle e genziane sui prati appena scoperti
- 03Ascolto del risveglio del bosco, fra il tambureggiare dei picchi e le arene di canto dei tetraonidi
- 04Escursioni di fondovalle lungo i torrenti in piena e le passeggiate di mezza costa
- 05Passeggiate con l'erborista alla raccolta delle prime erbe spontanee commestibili
Clima
Escursioni termiche marcate: da meno cinque gradi all'alba a diciotto nel primo pomeriggio. Neve possibile fino a maggio sopra i 1.800 metri.
Il nostro consiglio
Vestirsi a strati e portare sempre occhiali e crema solare: sulla neve primaverile la radiazione riflessa è più intensa che in agosto.
Tutti i sentieri aperti, tutti i rifugi in funzione, la luce fino alle nove.
Da metà giugno le Dolomiti si aprono per intero: i passi sono liberi, i rifugi aprono uno dopo l'altro, le ferrate si liberano dal ghiaccio e le alte vie diventano percorribili. Giugno è forse il mese più bello e il meno affollato, con i pascoli in piena fioritura, i nevai residui che disegnano il paesaggio e giornate che alle sei del mattino sono già chiare. Luglio e agosto portano il caldo, le folle e i temporali pomeridiani, che qui hanno una puntualità quasi rituale.
La regola dell'estate dolomitica è una sola: partire presto. Alle sette del mattino l'aria è ferma, la luce è radente e i parcheggi sono vuoti; alle due del pomeriggio i cumulonembi possono essersi già formati e i sentieri esposti diventano sconsigliabili. Le malghe monticano il bestiame da metà giugno a metà settembre e vendono formaggio, latte e burro d'alpeggio direttamente in quota. Ad agosto conviene prenotare i rifugi con settimane di anticipo.
Cosa si fa
- 01Grandi giri escursionistici e alte vie con pernottamento in rifugio
- 02Vie ferrate storiche, dalle Bocchette del Brenta ai percorsi della Grande Guerra
- 03Salite in bicicletta ai passi durante le giornate di chiusura al traffico motorizzato
- 04Visita alle malghe in alpeggio con degustazione di formaggi di monte
- 05Osservazione astronomica: la Via Lattea è visibile a occhio nudo nelle notti senza luna
Clima
Massime fra venti e ventisei gradi in valle, dieci gradi in meno a duemilacinquecento metri. Temporali pomeridiani frequenti da metà luglio.
Il nostro consiglio
Controllare il bollettino la sera prima e fissare un orario di rientro: sopra i duemila metri si scende prima delle quindici, non dopo.
L'aria più limpida dell'anno, i larici dorati e il bramito dei cervi.
Molti che conoscono bene queste valli sostengono che l'autunno sia la stagione giusta, e hanno ragione su almeno tre punti. L'aria è la più trasparente dell'anno, perché l'umidità estiva è scesa e le giornate limpide si susseguono: dalle cime si vedono orizzonti che in agosto restano invisibili. I larici virano al giallo e poi all'arancio fra la fine di settembre e la fine di ottobre, disegnando fasce di colore che i boschi di conifere sempreverdi non conoscono. E i sentieri sono liberi.
È anche la stagione dei suoni: da metà settembre i cervi bramiscono nei boschi al crepuscolo, un rombo profondo che si sente a chilometri di distanza. Le malghe demonticano il bestiame con le processioni della Desmontegada, e nelle valli si celebrano le feste del ringraziamento con i capi ornati di fiori. I rifugi d'alta quota chiudono progressivamente da fine settembre, e la prima neve può arrivare in ottobre: bisogna chiedere prima di partire, ma chi accetta l'incertezza trova le Dolomiti al loro meglio.
Cosa si fa
- 01Escursioni fra i larici dorati, dal Passo Giau alla Val Venegia
- 02Ascolto guidato del bramito dei cervi al crepuscolo, da metà settembre a metà ottobre
- 03Partecipazione alla Desmontegada, la discesa delle mandrie dagli alpeggi
- 04Raccolta di funghi con permesso giornaliero nelle aree consentite
- 05Fotografia paesaggistica con la luce più limpida e le prime brine sui prati
Clima
Giornate ancora miti fino a metà ottobre, notti sotto zero da fine settembre in quota. Prima neve possibile dai duemila metri già in ottobre.
Il nostro consiglio
Le giornate si accorciano in fretta: portare sempre una frontale e calcolare il rientro con almeno un'ora di margine sul tramonto.
Silenzio, neve compatta e pareti bianche contro un cielo blu profondo.
L'inverno dolomitico ha una qualità di luce che non si trova altrove: il sole basso resta radente per tutto il giorno e accende le pareti innevate di una tonalità calda che contrasta con il blu saturo del cielo d'alta quota. Il Dolomiti Superski collega dodici comprensori e milleduecento chilometri di piste con un unico skipass, e il Sellaronda permette di girare attorno a un intero massiccio con gli sci ai piedi. Ma l'inverno qui non è soltanto discesa.
Gli anelli di fondo dell'Alpe di Siusi e delle valli laterali, le ciaspolate serali con la frontale, le uscite di scialpinismo su itinerari facili e le slittate su pista battuta offrono un modo più lento di attraversare la stessa neve. Le giornate sono corte, la luce utile finisce alle quattro e mezza, e questo cambia il ritmo: si esce presto, si rientra presto, e il pomeriggio appartiene alla stube, alla spa e al tè. I mercatini dell'Avvento nelle valli ladine, fra fine novembre e l'Epifania, meritano una serata.
Cosa si fa
- 01Sci alpino sui comprensori del Dolomiti Superski e giro del Sellaronda
- 02Sci di fondo sugli anelli d'alta quota, fra i più panoramici delle Alpi
- 03Ciaspolata serale con frontale e cena in rifugio, con rientro in slitta
- 04Scialpinismo su itinerari facili con guida, per la prima esperienza fuori pista
- 05Mercatini dell'Avvento e concerti di musica sacra nelle chiese di valle
Clima
Massime intorno allo zero nelle giornate di sole, minime notturne fra meno dieci e meno venti. Innevamento affidabile da dicembre ad aprile sopra i 1.500 metri.
Il nostro consiglio
Le pareti in ombra restano gelate tutto il giorno: guanti, berretto e ramponcini in zaino anche per una semplice passeggiata sul fondovalle.

Ogni stagione ha il suo pacchetto.
Prima neve a dicembre, estate in quota da giugno, sette giorni alla Sorgente nei mesi silenziosi di gennaio e novembre.